Tutoriali
  Scultura e
     Modellazione
La Terracotta

La lavorazione della terracotta è un tecnica millenaria, utilizzata sia per scopi artistici che per la costruzione di utensili o materiale edile. La terra utilizzata contiene materiali vetrosi che, fondendo ad alte temperature, inglobano minerali ed altre sostanze; queste contribuiscono a caratteristiche di porosità, estetica, impermeabilità, plasticità, resistenza alle tensioni ed alla cottura. La composizione della terra è quantomai variabile e si adatta ai vari usi. La smaltatura, quando utilizzata, vetrifica la superficie dei manufatti e conferisce ulteriore valore estetico
e funzionale.Le tecniche di cottura
presentano notevole variabilità, ma
richiedono comunque conoscenze
approfondite ed uso di strumenti e
materiali potenzialmente pericolosi
che rendono poco consigliabile
affrontare tali procedure senza una
guida esperta. In un breve tutoriale
come questo non possiamo certo
approfondire tutti gli aspetti dell'argomento: sarebbe appena sufficiente un'intera enciclopedia. Ma alcuni concetti di base possono fornire un iniziale approccio a chi è curioso di cimentarsi con la modellazione della creta.








I materiali
Col nome di "ceramica" si indica un ventaglio amplissimo di prodotti e materiali: si va dalla finissima porcellana, pura, lucente e talmente "assottigliabile" da divenire trasparente, all'aspetto rustico delle giare da giardino; dalle pavimentazioni prodotte industrialmente al vasellame raku, cotto nella terra sotto la cenere, da sempre associato a suggestioni filosofiche. Tutti questi materiali hanno in comune alcune caratteristiche:
1) Sono fondalmente costituiti da una miscela di sostanze vetrose ed altri minerali
(metalli, feldspati, quarzo, sabbia, caolino etc.); le prime rendono omogenea ed
aggregano la materia, i secondi la rendono "aperta" (porosa) e ne determinano
moltre altre caratteristiche.
2) Secchi appaiono come terre (polveri), sono mescolabili all'acqua ed in tale
forma, a seconda della percentuale d'acqua, sono plasmabili o colabili in stampi,
assumendo le particolari forme desiderate.
3) Necessitano di un'asciugatura più o meno lenta (per non creare crepe o rotture,
a secondo del prodotto).
4) Una volta essiccati necessitano di cottura ad elevate temperature per assumere
il loro aspetto definitivo.
5) Possono essere rifiniti con verniciature a freddo oppure smaltati con polveri vetrose (cristalline) e nuovamente cotti per ottenere una superficie impermeabile, lucente, trasparente o colorata (smalto), che conferisce ulteriore solidità al prodotto finito.
Tutti questi materiali sono stati utilizzati per scopi pratici ma anche per artigianato artistico e per vere opere d'arte. In questo tutoriale tratteremo soprattutto della modellazione della creta (o argilla) e in minor misura della lavorazione del prodotto dopo la cottura: la terracotta, appunto.
Raccolta lungo le sponde delle anse dei fiumi, dove si accumula naturalmente, l'argilla appare come un materiale fangoso che, dopo una parziale perdita d'acqua, assume l'aspetto di pasta in grado di conservare impronte e forme che le si vogliano conferire. Per la lavorazione è necessario filtrarla dalle grosse impurità che può contenere, come ciottoli, rametti, gesso etc. (in fase di lavorazione,asciugatura e cottura potrebbero compromettere irrimediabilmente il lavoro). Inoltre è assolutamente necessario impastarla accuratamente per conferirle omogeneità ed evitare così che durante l'asciugatura o la cottura si generino forti tensioni tra parti non omogenee del materiale, con conseguente rottura. Così preparata la creta dovrebbe essere riposta per un certo periodo di tempo in ambiente umido, ricoperta da fogli di plastica, per acquisire una propria "fibra". I maestri giapponesi amavano dire che la creta
migliore era quella impastata dal proprio nonno.
In pratica oggi la creta già impastata e pronta alla
modellazione si vende nei negozi di belle arti in
blocchi che vanno da 1-2 chilogrammi a 25
chilogrammi, in forma di parallelepipedi inclusi
in fogli di plastica ermetici per impedirne
l'essiccamento. Molto diffusa è l'argilla di
Montelupo Fiorentino, di colore grigio a crudo,
rosso caldo dopo cottura. In quasi tutte le
regioni italiane esistono però dei centri in
cui si è mantenuta viva la tradizione vasaria:
rivolgersi direttamente agli artigiani, che preparano l'impasto nei loro laboratori in grande quantità, potrebbe portare non solo ad un certo risparmio economico, ma anche ad ottenere delle argille con caratteristiche particolari di colore (dal giallo al rosso bruno a seconda del contenuto in ossido di ferro), plasticità (modellazione, colaggio in stampi, etc.), resistenza alle escursioni termiche. In Sicilia ad esempio l'argilla viene spesso mescolata a lava vulcanica triturata, ottenendo un prodotto molto poroso e ruvido, ma notevolmente "aperto" e resistente alle escursioni termiche (tavoli e rivestimenti da giardino).



Gli strumenti
Utilizzando l'argilla a scopo artistico o artigianale, una
volta scelto il materiale adatto per caratteristiche
tecniche ed estetiche, il primo obiettivo è quello di
dare forma agli oggetti. Come accennato esistono
diverse tecniche. Schematizzando avremo:
1)la modellazione tridimensionale
2) lo stampo utilizzando argilla in fase plastica
3) lo stampo utilizzando argilla liquida a colaggio

Usando l'argilla in fase plastica qualunque strumento può essere utilizzato per dare forma alla pasta: le mani, le unghie, posate di legno o metallo opportunamente modificate, stecchini, merletti, tappi e quant'altro: il materiale ritiene l'impronta e, asciugandosi, la conserva solidificando.
Per eseguire lavori più accurati esistono degli attrezzi "standard": mirette, ago, stecche, filo d'acciaio o di nylon, pennelli. Molto utile risulta un piccolo specchio, specie nella modellazione di statuette, per avere sempre un'immagine a tutto tondo dell'oggetto, mantenere delle proporzioni armoniche e rispettare le simmetrie. Indispensabili una o più ciotole per l'acqua, una spugna ed uno straccio, uno spruzzino per umidificare spesso la superficie ed un telo o sacchetto di plastica. Anche la pellicola da cucina può risultare molto utile per avvolgere i lavori o i residui che possono essere riutilizzati se non seccano.  Molto utile, se non indispensabile, la carta: giornali vecchi, dèpliand pubblicitari e carta assorbente.
Le mirette sono degli occhielli di metallo rigido dotati di una impugnatura di ferro. La sezione del metallo può essere rotonda (un filo d'acciaio rigido di meno di 1 mm) o appiattita col bordo tagliente. Servono ad asportare la materia in eccesso dalle superfici esterne oppure a scavare l'interno del blocco. Le stecche sono costituite da legno duro ed hanno varie fogge e dimensioni. Vengono utilizzate per lisciare, appiattire, incidere o conferire una particolare curva alle superfici. Molto utile è l'ago, di solito d'acciaio, spesso con una impugnatura metallica. Molto resistente, serve per forare, tagliare, incidere. Il filo, d'acciaio per i grossi blocchi o di nylon per oggetti più piccoli, è uno strumento indispensabile per tagliare blocchi di creta o staccare i lavori dal supporto una volta terminati. Alle estremità del filo due pezzetti di legno o di plastica dura permettono una impugnatura comoda per vincere la resistenza opposta dalla materia.

Notevole importanza ha poi la superficie d'appoggio:
per piccole statuette o altri oggetti di dimensioni ridotte
può andare bene un asse di legno resistente all'acqua
(compensato marino multistrato, ad esempio).
Adatti allo scopo anche i ritagli di truciolare rivestito
da melaminico (top di cucina o mensole) che hanno
il triplo vantaggio di essere resistenti ai graffi, perfettamente lavabili e, per alcuni materiali, di lasciare che l'argilla si stacchi agevolmente dal supporto. Nel caso voleste realizzare creazioni di dimensioni maggiori (es. da 30 cm in su) potrebbe essere opportuno creare una base con un sostegno centrale: un bastone di legno che faccia da supporto) o utilizzare dei supporti esterni per appoggiare parti dell'opera che l'argilla fresca non riuscirebbe a sostenere.

Per creare gli stampi si utilizza il gesso a presa rapida. E' consigliabile usare materiale fine (gesso scagliola a presa rapida). Per aumentarne la consistenza una volta si usava sfilacciare all'interno della fibra di canapa, oggi difficilmente reperibile. E' importante dosare bene la quantità d'acqua con cui miscelare il gesso: troppa acqua ritarda la presa e determina maggiore fragilità del gesso, poca acqua fa sì che l'impasto solidifichi prima di essere stato ben amalgamato e colato. Il modello originale per gli stampi può essere costituito da un oggetto tridimensionale qualunque,
da un modello originale in argilla plastica o in cera.
E' però importante che il modello non contenga dei
sottosquadri, cioè degli spigoli con angolo superiore
a 90° rispetto alla direzione verso il quale lo stampo
verrà estratto: in questo caso infatti lo stampo
verrebbe "incastrato" nel modello e la separazione
comporterebbe necessariamente la rottura di almeno
una delle parti. Per ovviare parzialmente a questo
inconveniente gli stampi possono essere realizzati
in più parti ad incastro.







La modellazione
Tecnica a lastre e a colombino
Si possono creare delle lastre stendendo la pasta con un mattarello (come per la pasta da mangiare!). Queste lastre possono essere lavorate con incisioni, impresse con textures (stoffe, merletti, bottoni, tappi, corde, carte ruvide etc.), possono fungere da base orizzontale per lavori sviluppati in altezza oppure possono essere incollate tra loro per creare oggetti tridimensionali.














Un'altra antica tecnica di lavorazione è quella a "colombino". Sempre in analogia a quanto si fa con la pasta fresca (per es. i maccheroni!) si prendono dei pezzetti di creta e si creano dapprima delle palline uniformi tra le  mani (polpette!), quindi facendole rotolare tra la nostra mano e la superficie piana d'appoggio si creano dei "sigari" e poi dei lunghi "serpentelli". Bisogna sempre tenere umide le mani ed il piano, senza però eccedere per non "sciogliere" tropppo la creta. Una volta ottenuti questi serpentelli, si possono arrotolare su se stessi (tipo "girella"!) creando superfici rotonde in piano oppure recipienti cilindrici o ciotole. Raggiunta la forma desiderata, con l'aiuto di una stecca, si spianano le pareti dell'oggetto ottenendo una superficie continua.
Queste descritte sono tecniche molto "economiche" ed antiche, facilmente accessibili anche al principiante.












Modellazione a mano libera
Senza voler essere un "Della Robbia"  (o un Begarelli, per restare a Modena), anche la creazione di piccole figure tridimensionali può dare molta soddisfazione. L'atto di plasmare la materia ha un fascino ancestrale, riportato non a caso in tutte le tradizioni religiose del mondo. Donare una forma tangibile ai propri pensieri è un "potere"  esclusivamente umano e perciò, verosimilmente, ha assunto dignità "divina" in tutte le civiltà della storia.
Si parte dall'impastare la creta, rendendola
omogenea e priva di bolle (questo passaggio
è necessario anche nella tecnica delle lastre,
è automatico nel colombino). La presenza di
bolle nello spessore della creta porta quasi
sicuramente a rottura o fissurazione in corso
di aciugatura e cottura. Per eliminare le bolle
si può anche battere la pasta con una mazzuola
di legno. Se abbiamo già lavorato l'oggetto ci
sorge il dubbio che vi sia una bolla è opportuno
creare dei buchi con l'ago dalla superficie non
visibile dell'oggetto (interno o lato inferiore) per
permettere la fuoriuscita dell'aria. Il risultato non
è garantito ma vi è qualche speranza in più di
non perdere il lavoro. Si prende quindi il blocco
di creta e si taglia un pezzo delle dimensioni
approssimative dell'oggetto da realizzare.
Il lavoro può procedere per sottrazione (togliere
l'eccesso) o per aggiunta (applicare piccoli pezzetti di materiale). Il più delle volte entrambe le tecniche vengono utilizzate. Un buon metodo è quello di realizzare un disegno o almeno uno schizzo preliminare per fissare le idee e le proporzioni. Con gli attrezzi si procede quindi a lavorare i volumi e le superfici dell'opera. Una volta terminato il lavoro "estetico" non abbiamo in realtà finito: se si lasciasse asciugare e si cuocesse a questo punto il risultato sarebbe inevitabilmente... l'esplosione! Bisogna infatti far si che lo spessore della creta non superi i 2-3 cm. Occorre cioè svuotare l'interno della statuetta nei punti in cui si supera tale spessore. Per fare questo, se l'interno dell'opera è completamente raggiungibile dalla base (es: statuetta di pastorello più o meno cilindrica) si stacca l'oggetto dal supporto, lo si capovolge e con le mirette della dimensione giusta si procede ad asportare il materiale. Se l'oggetto ha forma complessa o dimensioni cospicue bisogna creare dei tagli (col filo) nel vivo dell'opera, svuotarne l'interno e riattaccare i pezzi prima separati. Naturalmente è preferibile in questo procedimento scegliere parti uniformi e poco lavorate per non compromettere i lavori più delicati (ad es. in un busto: apice della testa, dorso..., non il volto!). Inoltre per eseguire questi tagli si può procedere in una fase in cui l'opera è già in abbozzo avanzato ma non è stata rifinita nei dettagli.















Le parti staccate della creta (così come le lastre ed i colombini) possono essere riattaccate con l'uso di barbottina, cioè creta ulteriormente diluita fino allo stato di "fango". Il procedimento più efficace è il seguente: si rendono scabri i margini delle superfici da attaccare, utilizzando taglietti superficiali o una stecca dentellata, poi si inumidiscono con un pennello. Si prendono dei residui di creta, anche briciole semisolidificate purchè "pulite" e si reimpastano con acqua fino ad ottenere la consistenza di fango. Qualcuno aggiunge aceto, ma non è necessario. Si sparge col pennello o con le dita la barbottina sui margini delle parti che poi si appongono nel modo desiderato con una moderata pressione. Infine si pareggiano le superfici, possibilmente dai due lati. Con l'asciugatura potremo osservare un piccolo avvallamento lungo i tagli rispetto al resto della superficie: questo è normale perchè in quel punto la concentrazione d'acqua è inizialmente maggiore e quindi è maggiore l'assottigliamento durante l'asciugatura. Dobbiamo quindi provvedere a pareggiare le superfici coprendo all'inizio i punti interessati con una quantità maggiore di argilla, che se in eccesso asporteremo in seguito; oppure si torna a riempire l'avvallamento prima che l'oggetto asciughi del tutto.
















Modellazione a stampo
Gli stampi di oggetti tridimensionali che richiamano figure complesse sono di solito suddivisi in più porzioni. Tali tecniche comportano particolari accorgimenti che non è possibile, per motivi di brevità, trattare in questa sede. Concettualmente tuttavia la tecnica è analoga alla realizzazione dei più semplici "bassorilievi".











Nel realizzare o scegliere il modello, come detto sopra, bisogna fare attenzione che questo non possegga dei sottosquadri. Il modello in creta plastica non ha bisogno di essere trattato, ma spesso va perduto dopo il colaggio. Gli altri materiali devono possedere delle superfici impermeabili (eventualmente da impermeabilizzare con cera da scarpe o da moblili) che vanno trattate con un "separatore": di solito basta un sapone liquido, facilmente asportabile con il lavaggio. Una volta approntato il modello si deve preparare la "scatola" o "cassa" per il colaggio. Bisogna cioè disporre di un contenitore (vaschetta, cassa di legno) che delimiti la superficie esterna dello stampo, laddove la superficie interna viene fornita dal modello.
E' importante che tale struttura sia facilmente
staccabile dal gesso (plastica lievemente
deformabile, legno in assi staccabili. Sulla
superficie di fondo, che dovrà essere ben
piana, si posizionarà il lato posteriore del
bassorilievo. Si sottolinea la necessità della
perfetta aderenza (eventualmente sigillare
con una spennellata di barbottina) per evitare
che il gesso coli sotto al modello inglobandolo
e compromettendo il tutto. Un particolare
importante nella preparazione del modello è
la presenza di dispositivi che ne permettano la
successiva estrazione dallo stampo. Se il modello è in creta plastica verrà verosimilmente rovinato dal colaggio ma si staccherà facilmente. Se invece il modello è di materiale solido dobbiamo accertarci che vi siano appigli o strutture che è possibile "afferrare" per estrarlo perchè il gesso potrebbe offrire un notevole grado di aderenza.
Si passa a questo punto a preparare il gesso. Come detto la scagliola, economica e facile da reperire, è adatta a quest'uso. Si cerca di calcolare la quantità di composto necessaria a coprire il modello e dare uno spessore adeguato allo stampo perchè sia sufficientemente resistente.









E' utile fare delle prove preliminari con piccole quantità per acquisire esperienza. Nel caso in cui, durante il colaggio, il gesso preparato risultasse insufficiente, bisognerà dare la precedenza alla copertura totale del modello, affinchè anche la superficie interna dello stampo risulti omogenea; il riempimento dello spessore si potrà poi realizzare in una seconda colata. E' importante che il gesso venga preparato adeguatamente: si riempie in parte un secchio con una quantità d'acqua dal 50% al 70% del volume definitivo che si vuole ottenere. L'acqua non deve essere troppo calda nè troppo fredda per non accelerare o ritardare (rispettivamente) la presa. Nel sacchetto del gesso (da tenere sempre all'asciutto!) si preleva la polvere con una paletta e la si lascia cadere pian piano nel recipiente: tenderà a formare un monticello che emergerà dal centro. Quando la sommità del monticello è più alto dell'acqua di uno o due centimetri possiamo cominciare a mescolarlo lentamente, procedendo sempre nello stesso senso di rotazione: è importante sciogliere tutti i grumi (anche grattando sul fondo) e formare la quantità minima possibile di bolle. E però normale che si formino delle bollicine microscopiche: sono quelle contenute nella polvere disciolta; battendo il bordo del recipiente verranno gradualmente alla superficie. Se teniamo una mano sulla parete del secchio, dopo alcuni minuti ci renderemo conto che comincia a scaldarsi: anche questo è normale. Infatti la presa è una reazione esotermica, cioè libera energia sotto forma di calore. Contemporaneamente l'impasto liquido diventa via via più cremoso. E' a questo punto che deve iniziare il colaggio, riversando il materiale nella cassetta dello stampo: un buon metodo è quello di servirci di mestoli o ciotoline per dirigere adeguatamente il gesso ed evitare schizzi e bolle che si avrebbero riversando, per esempio, direttamente da un grosso secchio. Una volta riversato tutto il gesso è bene battere con delicatezza il fondo o le pareti della cassa per farlo penetrare negli interstizi e far affiorare ulteriori bollicine: risulterà più accurata la copia dei particolari. Infine bisogna lasciare che la presa abbia termine, riponendo la cassa in piano, al sicuro. Per i grossi stampi è opportuno far riposare il tutto anche per 24 ore, prima di staccare il modello. In questo modo siamo abbastanza sicuri che il gesso si è adeguatamente solidificato. Un particolare importante è che il modello sia stato predisposto con degli "appigli" per essere staccato dallo stampo. Quindi capovolgiamo la cassa, stacchiamo il contenitore. Ci apparirà il fondo del modello contornato da dal gesso per gli altri 5 lati (immaginiamo un rilievo rettangolare). Con gesti prudenti e trazione progressiva stacchiamo il modello (oltre all'aderenza tra i materiali c'è un effetto "ventosa"). Se siamo stati bravi vedremo l'immagine negativa del nostro modello.
Ora bisogna che lo stampo asciughi
completamente: ci possono volere
diversi giorni, perchè il gesso,
anche se solido, contiene molta acqua.
Bisogna lasciarlo in ambiente ventilato
e secco, meglio se caldo. Una buona
essiccatura è importante per i successivi
passaggi.
Ci accorgiamo che il gesso è asciutto da alcuni particolari: il colore è bianco vivo, e non bianco-spento; il peso è notevolmente diminuito; la superficie non è più pastosa, ma asciutta, dicretamente dura ma se incisa sfarina (come il gesso da lavagna); battendolo delicatamente restituisce un suono "chiaro", quasi come quello della terracotta, e non ottuso.
A questo punto lo stampo è pronto.
Per il colaggio si utilizzano delle argille apposite che hanno grandi proprietà plastiche, in grado di essiccarsi senza creare crepe. Anche queste si ritrovano, di solito in sacchetti in polvere, presso negozi di belle arti o rivenditori specializzati (oltre che laboratori artigianali "amici"). Ne esistono anche di vari colori (bianche o rosse alla cottura). La percentuale d'acqua da aggiungere varia secondo il composto, mentre sono sempre valide le regole per sciogliere l'argilla (impurità, grumi, bolle, etc.).
Preparato il materiale, prima di iniziare il
colaggio bisogna cospargere la superficie
dello stampo ancora una volta con un
separatore, che questa volta sarà il talco
(proprio quello che si usa dopo il bagno,
meglio se economico naturalmente!) da
distribuire bene con un pennello asciutto,
soprattutto negli interstizi, evitando però
che si creino accumuli. Infine, posto lo
stampo bene in orizzontale ed in posizione
stabile e sicura, vi si può colare la barbottina.
Anche qui meglio utilizzare mestoloni o ciotole per indirizzare il liquido e coprire uniformemente la superficie senza creare schizzi o bolle. Lo stampo deve essere ripieno completamente, fino all'orlo ed è opportuno anche un piccolo, uniforme, "straripamento" che successivamente verrà "rifilato". Ora si lascia riposare.
Da subito a livello dell'interfaccia, e poi negli strati più profondi, l'acqua passerà gradualmente dalla barbottina allo spessore del gesso. Con il trascorrere delle ore si creerà uno strato di argilla più solida a contatto col gesso. Questo strato sarà tanto più spesso quanto più si lascerà il tutto a riposare; al centro invece la barbottina rimarrà ancora liquida. Di solito, dopo 24 ore, si è raggiunto uno spessore sufficiente di argilla più densa a contatto col gesso (0,5-1 cm): a questo punto si può di nuovo mettere mano allo stampo ed inclinarlo gradualmente facendo colare la barbottina ancora liquida in un secchio. Otterremo quindi il nostro stampo nuovamente cavo ma con uno spessore uniforme di argilla semisolida che ne riveste la superficie. Ora bisognerà aspettare, anche qualche giorno: gradualmente l'argilla cederà al gesso ed all'aria la restante umidità. Così facendo si restringerà mentre solidifica, ritirandosi dalle pareti e, magicamente... si staccherà! Bisognerà ora fare attenzione nell'estrarre definitivamente il lavoro dallo stampo e, laddove necessario, rifinirlo. Prima di essere riutilizzato lo stampo dovrà essere ben ripulito e completamente asciutto.









Tutte le argille, essiccandosi, perdono una cospicua quota d'acqua e quindi di volume. Gli oggetti realizzati in argilla plastica si riducono di circa il 10% delle loro dimensioni, quelli a colaggio, naturalmente anche del 15-20%.
La fase dell'asciugatura è delicatissima: è preferibile rallentarla, specie d'estate, apponendo dei sacchetti di plastica, eventualmente con piccoli fori, per far si che la perdita d'acqua avvenga uniformemente. Sempre nelle fasi iniziali l'ambiente non dovrà essere tropo caldo o ventilato ed i lavori dovranno essere rigirati più volte e posti su superfici non aderenti: le parti sottili ed in alto asciugano molto più rapidamente di quelle spesse ed alla base, e ciò può creare tensioni interne, deformazioni e fratture.

Anche l'argilla plastica, diluita, può essere
utilizzata per il colaggio, ma deve essere
adeguatamente "aperta" perchè più
soggetta a creare fenditure retraendosi.
Una tecnica alternativa dello stampo
prevede l'uso di argilla plastica in lastre
che vengono premute, con le mani o con
piccole mazzuole di legno, dentro le forme
di gesso. Questa tecnica è consigliabile per
oggetti in bassorilievo senza contorni troppo
articolati che potrebbero essere danneggiati
dalla pressione manuale. Ha però il vantaggio
di una maggiore rapidità di esecuzione e del
non dover utilizzare qualità diverse di argilla
(per esempio si possono riutilizzare i resti
dopo averli reimpastati).

La cottura
Accenniamo soltanto ad alcuni concetti per quanto riguarda la cottura dei manufatti in ceramica.
Una volta essiccato il prodotto in creta, ancora crudo, viene riposto nel forno. Il calore residuo della precedente cottura viene di solito utilizzato per far evaporare la quota di umidità ancora presente nell'argilla. Quindi, acceso il fuoco, viene gradualmente (in diverse ore) raggiunta la temperatura desiderata. Infine si riduce gradualmente la temperatura e dopo aver spento il forno ed atteso alcune ore, lo si riapre. Il prodotto ceramico a questo punto prende il nome di biscotto.










Esistono forni di tipi diversissimi: i tradizionali forni a legna "a camera", i rudimentali forni "raku" interrati, i moderni forni elettrici che vanno dalle dimensioni di un microonde a quelli di una piccola camera. Fino ai forni a gas per la produzione industriale, di notevoli dimensione. La temperatura di cottura, da raggiungere sempre gradualmente, va dai 900-1100 °C della terracotta ai 1200-1400 °C della porcellana, ai 1700°C della ceramica HI-TECH. Esiste una cottura ad ossidazione ed una a riduzione (contenuto d'ossigeno dell'aria) che donano differenti effetti di colore alla ceramica ed agli smalti. Esistono innumerevoli tipi di smalti, diversi per effetti di superficie, colore, resistenza alla temperatura. E' davvero un mondo affascinante e che esula dalle poche (sic!) note possibili in questo tutoriale.
Basti qui dire, per chi volesse cimentarsi in
questa forma artistica, che esistono di solito
in tutte le città dei laboratori artistici disponibili
a cuocere piccole statuine o oggetti fino a
25-30 cm d'altezza, gratuitamente o con una
spesa modesta. Per oggetti più grandi
bisognerebbe conoscere degli artigiani vasai
o delle aziende che utilizzano forni per
produzioni di manufatti semi-industriali.
Esistono forni di piccole dimensioni, elettrici, acquistabili anche su internet, ma hanno un alto assorbimento di energia, di solito per molte ore, che impegnerebbe eccessivamente una normale rete domestica. Inoltre, come già detto, per il non esperto possono costituire una fonte di pericolo, oltre che una spesa cospicua.


La finitura
Una semplice smaltatura può essere realizzata con le cristalline: polveri vetrose bianche che si diluiscono in acqua e con le quali si cosparge poi (o nelle quali si intinge) il biscotto. Dopo la seconda cottura la cristallina (detta anche vetrina) divenuta trasparente lascerà apparire il colore degli strati sottostanti. Con la tecnica dell'ingobbio la creta ancora non del tutto essiccata, viene rivestita da uno strato di barbottina di colore diverso (es. bianca), su cui si possono creare decorazioni con ossidi. Dopo asciugatura e cottura viene trattata con la cristallina e va dinuovo in forno. Il risultato assomiglia alla smaltatura ma senza l'uso di smalti colorati.

Esistono colori a freddo per ceramica, ma anche gli acrilici ed altri colori tradizionali (acquerello, gouache) possono essere utilizzati sul biscotto. Varie patine si possono utilizzare per simulare materiali diversi (legno, bronzo, etc.). Esistono infine patine naturali, di solito a base proteica, che proteggono la superficie senza tuttavia alterare la naturale bellezza della terracotta.

P.S.: nota dell'autore
L'acqua, il fuoco, la terra, l'aria. La tecnica e l'istinto, il calcolo e l'imprevisto. La ceramica è l'uomo delle caverne e la conquista dello spazio. Si capisce che amo questa materia? (W.M.)

 
La Terracotta
-Introduzione
-Materiali
-Strumenti
-Modellazione
-Cottura
-Finitura
 
 
 
 
 
La Pietra

Il Legno


 
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